Perchè i manoscritti medievali?

 

Tutta la letteratura classica e medievale è stata trasmessa attraverso i manoscritti

 

Tutta la letteratura latina classica e medievale, così come la prima letteratura in volgare, dall'antico Indovinello veronese (scritto tra la fine dell'VIII e l'inizio del IX secolo) fino alla Divina Commedia, al Decameron di Giovanni Boccaccio e al Canzoniere di Francesco Petrarca sono state pubblicate e lette originariamente attraverso i manoscritti.

 

Anche dopo la realizzazione del primo libro a stampa, la famosa Bibbia pubblicata da Johannes Gutenberg a Magonza (Mainz) tra il 1452 e il 1455, i manoscritti continuarono a essere usati in Europa per pubblicare opere letterarie e, più in generale, per lasciare memoria di testi alternativi a quelli messi in circolazione dagli editori. Ma nel Medioevo, fino alla seconda metà  del XV secolo, i libri manoscritti non ebbero concorrenti. Di manoscritti, anche se in forma di rotolo e non di volume, era composta l'antica biblioteca di Alessandria d'Egitto e tutte le biblioteche dell'antica Roma. La Bibbia fu copiata a mano migliaia di volte. I codici costituirono il patrimonio delle biblioteche dei monasteri e dei conventi. Manoscritti sono stati tutti i testi giuridici medievali, che hanno regolato la vita civile. Manoscritta è stata ogni forma di preghiera, di liturgia e di musica. La scuola e l'università  si servivano di manuali di studio copiati a mano.

 

Fig. 1 - Milano, Archivio storico civico e Biblioteca Trivulziana, Triv. 1079,

manoscritto della Divina Commedia

Ogni manoscritto è unico

Ogni manoscritto medievale è diverso dagli altri, poiché è frutto di un procediemento artigianale e non meccanico. Due codici, anche se portano lo stesso titolo nella prima pagina e iniziano con le stesse parole, non sono mai identici tra loro. Chi li ha scritti, infatti, può avere commesso errori di copiatura e può avere corretto il testo ogni volta che vi trovava qualcosa che non capiva.

 

Il testo, insomma, è indifeso nella mani dei copista, ancora prima che nelle mani dei lettori:

 

«Tendenzialmente - ha scritto Luciano Canfora - il copista non si rassegna a scrivere qualcosa che gli sembra non dare senso, o non dare quello che a lui, trascinato dalla compenetrazione col testo, appare il senso più desiderabile in quel punto.

Peraltro egli non di rado sa che, prima di lui, altri uomini, fallaci come lui sa di essere (e spesso lo proclama drammaticamente in qualche subscriptio), hanno scritto, a loro volta, il medesimo testo che lui ora sta riscrivendo.

Tanto più gli sembra ovvio intervenire, in omaggio alla sua idea, che lo insidia e lo sorregge ad ogni passo, in ogni momento, di senso "migliore"».

 

E poi in nota Luciano Canfora aggiunge:

 

«Il tipografo è meno "attivo", meno intraprendente: soprattutto perché opera all'interno di una articolata e coartante "divisione del lavoro"» (L. Canfora, Il copista come autore, Palermo, Sellerio, 2002, p. 20).

I manoscritti medievali sono alla base delle nostre edizioni moderne
Studiare le opere classiche e medievali, letterarie e non, transmesse attraverso i manoscritti significa dunque identificare (in termine tecnico: censire) e confrontare (collazionare parola per parola, frase per frase) ogni copia manoscritta conservata. Non esistono i manoscritti originali degli autori classici e molto raramente sono sopravissuti degli originali d'autore di epoca medievale. Per questo senza senza una ricerca di tutte le copie manoscritte di un determinato testo non possiamo averne una conoscenza seria. Le opere di Cicerone, per esempio, o di Virgilio, che si leggono a scuola, sono state ricostruite con questo metodo, a partire dal confronto tra i più importanti e antichi manoscritti sopravissuti.
Gli aspetti materiali dei manoscritti medievali hanno un significato culturale
Una peculiarità  importante dei manoscritti è quella di essere contemporaneamente portatori dei testi e oggetti materiali. Per fare un paragone con la linguistica, come ciascun segno linguistico costituisce una combinazione di un concetto con un'immagine acustica, così ogni manoscritto è una combinazione unica e irripetibile di un testo con un oggetto materiale specifico. E come ogni immagine acustica ha un suo peso sul concetto espresso dal segno, così l'aspetto materiale di un codice medievale può interferire sui contenuti dei testi e sul loro significato storico.

Gli aspetti materiali del manoscritto sono importanti per capire innanzi tutto dove e quando il testo sia stato copiato (poiché molto spesso i manoscritti, a differenza dei libri a stampa, non sono datati) ma anche per sapere come e da chi il testo fu letto. Un manoscritto di piccolo formato, magari predisposto per essere legato a una cintura, fu certamente un oggetto "da tasca", utilizzato in viaggi e spostamenti.

 

Fig. 2 - Milano, Biblioteca Ambrosiana,

ms. + 12 sup.

Un manoscritto di grande formato con poche righe di scrittura disposte tra righi musicali, fu invece utilizzato su un leggio, davanti a un'assemblea, in modo che tutti potessero cantare o seguire il canto anche da lontano.

 

Fig. 3 - Milano, Archivio storico civico e Biblioteca Trivulziana, Triv. 617,

Antifonario

Spesso dagli aspetti materiali di un manoscritto, per esempio dalla qualità  della pergamena o dalla decorazione, si può intuire la stima riservata al testo che quel manoscritto trasmette all'interno di uno specifico ambiente.
I manoscritti raccontano la storia letteraria dell'epoca in cui furono scritti
I manoscritti quindi, come tutti i libri, esprimono la storia letteraria e culturale dell'epoca in cui vennero scritti. Ma, in più, essi la esprimono tanto più significativamente perché le caratteristiche specifiche di ciascuno di essi non dipendono da un processo meccanico e ripetitivo, ma da una filiera sempre diversa, composta di iniziative che, per loro natura, dipendono dalla libertà  umana, a partire da quella - sempre fondamentale - dell'autore e, attraverso copisti, cartolai, decoratori, librai (e chissà  chi altri), fino a quella dei lettori più antichi e, da loro, fino a noi.
Letture per approfondire

Libri in commercio (alcuni tra i tanti):
L. Canfora, Il copista come autore, Palermo, Sellerio, 2002 (pp. 113).
P. Chiesa, Elementi di critica testuale, Bologna, Patron, 2002 (pp. 206)
A. Petrucci, Prima lezione di paleografia, Bari, Laterza, 2002 (pp. 137)

 

Libri reperibili in biblioteca, ma non per questo meno interessanti
Alphonse Dain, Les manuscrits, Paris, Les belles lettres, 1949
B. Richardson, Manuscript culture in Renaissance Italy, Cambridge, C. University Press, 2009

 

Immagini:

Fig. 1 e Fig. 3 sono pubblicate per gentile concessione di Archivio storico civico e Biblioteca Trivulziana.

Fig. 3 è tratta da Nuove ricerche su codici in scrittura latina dell'Ambrosiana. Atti del convegno. Milano, 6-7 ottobre 2005, a c. di M. Ferrari e M. Navoni, Milano, Vita&Pensiero, 2007 (Bibliotheca erudita, 31), tav. LI.